martedì 3 gennaio 2012

i Top e Flop del 2011

Il 2011 è ormai finito, ma prima di tuffarci nella nuova stagione è giusto tirare le somme per quello che abbiamo osservato fin qui: è stato un anno intenso, che ci ha regalato vittorie inattese (Nuyens, Zaugg, Vansummeren, Goss) e altre annunciate (Cavendish al Mondiale). E' stata indubbiamente la stagione di Gilbert, dominatore delle Classiche come pochi altri prima di lui, e quella di Evans, finalmente vincitore del Tour de France dopo tanti anni di inseguimento. L'Italia invece resta indietro: nessun successo nelle grandi corse di un giorno e nemmeno un acuto nei grandi Giri, ma i giovani sembrano promettere bene: fortuna che il 2012 è arrivato...



===TOP===

Il Cannibale delle Classiche: Philippe Gilbert — Da tanti anni non si vedeva un corridore così tanto più forte degli altri nelle corse di un giorno. La tripletta nelle Ardenne (Amstel-Freccia-Liegi) è un qualcosa che rimarrà nella storia, così come le vittorie — nello stesso anno — di San Sebastian, Strade Bianche e Gp Quebec. Ha vinto entrambi i titoli nazionali (crono e in linea), il vallone Gilbert, che dalla prossima stagione correrà con la Bmc, si è tolto lo sfizio di vestire la prima maglia gialla del Tour de France 2011. Da lì potrebbe ripartire la sua carriera: in Francia anche sulle salite lunghe ha retto tutto sommato bene. E se gli venisse voglia di provarci anche nelle (grandi) corse a tappe? Per il momento lui dice di no (ma ha ammesso di pensarci): d'altronde i mezzi di Gilbert sono infiniti…

Il nuovo che avanza: Peter Sagan — Lo avevamo già scoperto nel 2010 quando ancora 19enne si impose in due tappe alla Parigi-Nizza, il 2011 è stato per lui l'anno della conferma. Quindici i successi personali: tre al Giro di Sardegna, una al California, due allo Svizzera e due al Polonia con leadership della generale. E poi la Vuelta, con tre vittorie di tappe. E' un classe 1990, siamo di fronte al fuoriclasse del futuro: soprattutto perché nemmeno lui ha ancora scoperto i suoi veri limiti.

E poi "Finalmente Tour": Cadel Evans — Il Tour de France portato nella "Terra dei Canguri" per la prima volta nella storia dell'Australia racchiude perfettamente tutto ciò che questo incredibile corridore ha dimostrato di essere nel corso della carriera: dedizione e impegno, costanza e classe. Il Tour de France, a lungo inseguito e tante volte sfiorato, lo celebra come Re del 2011: per lui è la prima volta. Una dolcissima prima volta. Ma il Tour è solo il punto più alto della sua stagione, che lo vede vincere anche Tirreno-Adriatico e Giro di Romandia.

Michele Scarponi e quel pensiero ("Se non ci fosse stato Contador")— Lo splendido inizio di stagione (successo al Giro del Trentino, terzo alla Tirreno e quarto al Giro di Sardegna) lo aveva portato al via del Giro d'Italia in condizione super. Michele aveva preparato la Corsa Rosa nei minimi dettagli: e se non ci fosse stato quel mostro di Alberto Contador lo avrebbe anche vinto. Il suo secondo posto nel Giro d'Italia forse più difficile della storia vale (quasi) una vittoria…

Alberto Contador: quando Giro e Tour nello stesso anno? — Se mai ci fossero stati dubbi, lo spagnolo è l'unico vero fuoriclasse da corse a tappe contemporaneo. Fortissimo in salita, assolutamente performante a cronometro (ai Giochi di Londra la corsa contro il tempo sarà il suo grande obiettivo), Contador è il solo corridore dei nostri tempi in grado di vincere Giro e Tour nello stesso anno. Nel 2011 ha vinto il Giro per la seconda volta e ha chiuso quinto al Tour, anche per colpa della sfortuna. Ci riproverà, ne siamo sicuri.

Mark Cavendish: poche storie, le volate sono tutte sue — Quarantasei anni dopo l'impresa di Simpson, il velocista dell'Isola di Man ha riportato la maglia iridata in terra britannica. Per un campionissimo come lui non approfittare di un Mondiale disegnato su misura per i velocisti sarebbe stato un delitto. Ma Copenaghen è solo l'ultimo acuto di un'altra stagione da fenomeno per Cavendish, che al Tour de France — dove conquista per la prima volta in carriera la maglia verde — è già uno dei più vincenti di sempre con le sue 20 affermazioni di tappa. Al Giro ne vince "solo" 2, ma le tappe per ruote veloci nella Corsa Rosa di quest'anno era davvero poche.

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===NEL MEZZO===


Quattro su cinque vanno agli outsider: sono le Classiche Monumento — Se sia un bene o un male lo lasciamo dire a voi, noi ci limitiamo a riportare il dato di fatto. Il 2011 sarà ricordato per l'assenza di "campioni" (intesi come corridori dati per favoriti alla vigilia) tra i vincitori delle Classiche monumento. Liegi-Bastogne-Liegi a parte vinta da Philippe Gilbert, a fare la storia sono stati Matthew Goss (Milano-Sanremo), Nick Nuyens (Giro delle Fiandre), Joahnn Vansummeren (Parigi-Roubaix) e Oliver Zaugg (Giro di Lombardia). Con buona pace dei vari, tra gli altri, Boonen e Cancellara…

Vincenzo Nibali: terzo al Giro, settimo alla Vuelta: ma non doveva andare così — Se gli chiediamo come è stato il suo 2011 lui ci risponde "positivo. Terzo al Giro d'Italia e settimo alla Vuelta, sono buoni risultati". Teoricamente sì: non però se imposti la stagione sulla Corsa Rosa e nemmeno ti avvicini a Contador (ma lui è un mostro), oppure se ti presenti in Spagna da campione uscente e chiudi la Vuelta "solo" settimo, lontano dal podio. Senza contare poi quello "zero" nella casellina delle vittorie-2011: un dato che fa malissimo. Per fortuna e iniziato il 2012: altre sfide e nuove battaglie. Perché la punta di diamante italiana per quanto riguarda le grandi corse a tappe resta sempre Vincenzo.

Damiano Cunego: torna la vittoria, ma il dubbio (atroce) rimane — Settimo al Tour de France e posizione d'onore nella classifica generale del Giro di Svizzera, preceduto di soli quattro secondi da Leipheimer dopo essere stato leader fino alla cronometro finale. Del suo 2011 resta il suo ritorno alla vittoria (dopo lo "zero" del 2010), al Giro di Sardegna, classifica generale del Giro dell'Appennino e una tappa al Romandia. Oltre al solito cruccio: Cunego è un corridore da corse a tappe o da corse di un giorno? Nel 2012 compirà 31 anni: forse è il caso di decidersi. Altrimenti si rischia di restare con un pugno di mosche.


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===FLOP===


Andy Schleck: se non migliora a cronometro è dura — E' forse sua l'impresa più bella di questo 2011: i quasi 60 km di fuga al Tour de France nella tappa del Galibier con attacco sull'Izoard ci hanno riportato a pagine di ciclismo ormai in bianco e nero. Ma il terzo secondo posto di fila alla Grande Boucle non può più essere festeggiato in quanto tale. Della piazza d'onore il piccolo Schleck ormai se ne fa poco: ma se non migliora a cronometro la sua grande forza in salita diventa vana. E il percorso del 2012 (solo tre arrivi in salite e due lunghe cronometro) non sembra favorirlo... Meglio forse puntare sul Giro d'Italia.

Ivan Basso: il Tour de France non è più affar suo — A posteriori non appoggiamo la sua decisione di correre il Tour de France e non il Giro d'Italia che lo avrebbe visto invece duellare (forse alla pari) con Alberto Contador. La voglia di misurarsi con le strade francesi era però troppa per il varesino, che sedotto dai ricordi delle battaglie con Armstrong accetta la sfida e prende la via di Parigi. Partito con grandi ambizioni, Basso chiuderà però solo ottavo non riuscendo a rimanere quasi mai con i migliori della corsa. Difficile dare tutta la colpa alla caduta in allenamento sull'Etna a maggio, che gli ha comunque bloccato la preparazione per dieci giorni nel momento forse decisivo: la verità è gli altri andavano di più. Tutto qui.

Fabian Cancellara: è il passaggio di consegne? — Le pile stanno finendo e, quando succede, anche per i fenomeni arriva il momento del passaggio di consegne: quello che abbiamo visto a Copenaghen, con Tony Martin medaglia d'oro nella prova a cronometro e il Treno di Berna solo terzo battuto anche da Wiggins, somiglia tanto alla resa finale di Spartacus. Nessuna grande vittoria in stagione, ma solo tanti piazzamenti, assolutamente di rilievo per carità ma sempre piazzamenti (secondo alla Sanremo, terzo al Fiandre, secondo alla Roubaix e quarto al Mondiale): per uno che è abituato a primeggiare il 2011 è un anno da "Flop". Perché se sei un campione come Cancellara, la linea di confine tra piazzamento di prestigio e "sconfitta che brucia" è davvero sottilissima.

Il ciclismo italiano: serve un ricambio generazionale — Fino al 2010 ci eravamo abituati a dire: "L'Italia non vince una Classica dalla Freccia Vallone di Rebellin nel 2009". Ora l'affermazione va rivista: perché se fino allo scorso anno ci siamo potuti difendere celebrando le imprese di Basso e Nibali rispettivamente al Giro d'Italia e alla Vuelta di Spagna, dal 2011 anche i "Grandi Giri" ci hanno voltato le spalle… Urge un ricambio generazionale: e in fretta. Anche se qualcosa all'orizzonte comincia a vedersi: Guardini, Apollonio, Ulissi, Viviani, Battaglin…

Riccardo Riccò: il ragazzo va aiutato (e deve capire che ne ha bisogno) — Difficile continuare a commentare la sua auto-distruzione. Ci limitiamo a inserirlo tra i flop: perché chi butta via il proprio talento nel modo in cui sta facendo lui non può essere scusato. Deve essere soltanto aiutato.

NOTA A MARGINE — Classifiche a parte, il 2011 sarà però per sempre ricordato come l'anno in cui ci ha lasciato Wouter Weylandt. Era il 9 maggio, giorno della 3a tappa del Giro d'Italia. La carovana sta scendendo il Passo del Bocco, Wouter perde il controllo della sua bici, sbatte contro un muretto e prende il volo. L'impatto con l'asfalto è violentissimo e il 26enne belga muore sul colpo. Nessuno di noi, addetti ai lavori, corridori e tifosi, lo ha mai dimenticato. E mai lo dimenticherà.
Articolo di:

di Andrea TABACCO

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