Con il successo ottenuto alla Gand-Wevelgem, lo slovacco della Cannondale ha finalmente centrato la sua prima vittoria in una grande Classica. Le sue esultanze fanno discutere, ma lui è così: folle e geniale allo stesso tempo. E’ un fuoriclasse, un artista della bicicletta…
Scritto da Andrea TABACCO (Twitter @AndreaTabacco)
Il confine tra follia e arte è sottilissimo. Ce
lo insegnano a scuola fin da quando siamo piccoli e non facciamo altro
che scoprirlo da soli ogni volta che prendiamo in mano un libro di
testo. I più grandi artisti della storia hanno nel loro DNA il gene
della follia, quel ‘quid’ in più che eleva le persone da ‘normali’ a
‘speciali’, che fa compiere il salto di qualità, che consente agli
atleti di entrare in una nuova dimensione: quella dei fuoriclasse. Peter Sagan è un fuoriclasse. Perché fa cose fuori dall’ordinario e, soprattutto, perché ha classe, classe da vendere.
Dopo tanti piazzamenti, solo quest’anno due secondi posti alla
Milano-Sanremo e ad Harelbeke, è arrivata finalmente la prima vittoria
in una grande Classica. D’altronde uno come lui, che in pochi anni
di professionismo è già diventato uno dei più grandi interpreti del
panorama internazionale nelle corse di un giorno, non poteva continuare
l’astinenza. Era solo questione di tempo. Di dettagli. Perché la forza
del corridore è evidente, sotto gli occhi di tutti. E lo era già dalla
Parigi-Nizza del 2010, quando, pochi mesi dopo aver compiuto 20 anni,
Peter vinse due tappe e si fece conoscere dal mondo delle due ruote.
Arrogante, altezzoso. Così viene visto lo slovacco da un gruppo
che, sensazione che si ha dall’esterno, non sembra apprezzarlo poi più
di tanto. Sagan corre per vincere, sempre e contro tutti, ed è forse
questo che piace poco di lui. Non ha molti amici, ma ha una grande
professionalità. Lavora tantissimo lontano dalle corse e, quando a
contare è il risultato, fa di tutto per arrivare primo. Perché il
secondo posto non è onorevole: ricorda la sconfitta, certifica nella
mente l’essere solo il primo dei battuti.
La Sanremo gli è sfuggita per distrazione, ad Harelbeke ha invece
osservato da lontano l’azione di super-Cancellara, uno che recentemente
gli ha dichiarato mezzo-stampa la sua poca simpatia. La Gand-Wevelgem, corsa che avrebbe potuto vincere in volata, lo ha invece visto trionfare con un’azione da finisseur che
non siamo abituati a vedergli fare. E invece dall’ammiraglia è arrivato
l’invito a provarci e lui non se lo è fatto dire due volte. Giù a
menare, pancia a terra e il vuoto dietro: da solo, verso il traguardo.
Imprendibile, irraggiungibile.
“Andavo come un una moto...”, dirà Peter a fine corsa. Ah, ecco spiegato il motivo di quell’impennata sulla linea d’arrivo:
un qualcosa di mai visto prima, un qualcosa di folle, di geniale. Di
artistico. Le sue esultanze sono pittoresche, ma genuine. Il gruppo
gradisce poco, ma agli appassionati piacciono tantissimo. Domenica c’è
il Giro delle Fiandre. Boonen, caduto ieri, non sa ancora se riuscirà a
presentarsi al via. Insieme a Cancellara, il favorito numero uno è lui, Peter Sagan: uno che a 23 anni è già (quasi) il più forte di tutti.
Perché, oltre a classe e fantasia, forza e spirito di sacrificio, ha
nel suo DNA il gene della follia. Quello dei campioni, che eleva gli
atleti da ‘ordinari’ a ‘straordinari’. E che a volte li fa anche
impennare sul traguardo. In bicicletta...

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