venerdì 28 giugno 2013

Tour de France - Armstrong: “Impossibile vincere il Tour senza doping”

L’ex corridore texano ha rilasciato un’intervista alla rivista francese ‘Le Monde’. “Impossibile – secondo Armstrong – vincere il Tour de France senza il doping”




Lance Armstrong torna a colpire e a far male al mondo che fino a qualche anno fa lo aveva riconosciuto come idolo indiscusso. L’ex corridore texano, cancellato dal ciclismo perché figura centrale del ‘sistema doping più sofisticato del mondo’, ha voluto consegnare alla stampa una dichiarazione della quale, sinceramente, non sentivamo la necessità.
“E’ impossibile vincere il Tour de France senza doparsi”, questo il messaggio che Armstrong, tramite la rivista francese, ‘Le Monde’, ha mandato ai suoi ex colleghi che domani cominceranno le fatiche dell’edizione numero 100 della Grande Boucle, corsa da lui vinta sette volte di fila ridotte poi a zero sulla base del dossier di 1000 pagine presentato dall’Usada, l’agenzia antidoping statunitense.
“Il Tour de France è una prova di resistenza dove l’ossigeno è determinante - chiarisce il concetto Armstrong -. Per fare un esempio: l’Epo non aiuterà mai un velocista a conquistare una volata, ma sarà determinante per un corridore che deve affrontare 10mila km. Questo è evidente. I miei 7 Tour non riassegnati? In quegli anni si è corso, tra il 1999 al 2005 il Tour si è disputato, deve esserci un vincitore. Ma nessuno è venuto a reclamare le mie maglie…”.

Armstrong, esattamente come fece con Oprah Winfrey, ribadisce le sue colpe, ma non ci sta a passare come unico ‘nemico’ del ciclismo. “Quello che ha detto l’Usada non corrisponde a verità. L’Operacion Puerto era cento volte più sofisticata. Il nostro sistema era molto semplice, molto conservatore e per nulla così radicato. La storia dimostreranno che tutto ciò non era che una montatura dell’Usada per fare ‘rumore’. La loro decisione ‘ragionata’ è riuscita perfettamente solo nella distruzione di un uomo. Non ha portato nessun aiuto al ciclismo”.
“Sono desolato Travis (Tygart, il direttore dell’Usada, ndr), ma il doping non è sparito con me, io ho solo fatto parte del sistema. Da parte mia posso solo dire che so di non poter mai riparare a tutto quello che ho fatto, ma so che passerò il resto della mia vita a cercare di farlo”.
Il texano dice la sua sul caso-Jalabert (“Sta mentendo, sa molto bene che Michele Ferrari è stato il medico della Once a metà degli anni 1990”), non risparmia accuse al mondo del calcio (“Il doping c’è anche lì, ma sembra si voglia colpire solo il ciclismo”), e si lancia contro l’Uci e chi governa l’Unione Ciclistica Internazionale: “Pat MacQuaid (presidente Uci, ndr) può dire e pensare quello che vuole, ma non ha nessun credito in materia di doping. Le cose non cambieranno mai finché lui rimarrà al suo posto. La verità è che l’Uci rifiuta la formazione di una commissione ‘Verità e riconciliazione’ perché altrimenti quello che il mondo verrebbe a scoprire farebbe cadere McQuaid, Verbruggen e tutta l’istituzione”.

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