domenica 3 novembre 2013

Ciclismo e doping, binomio causato da business e profitti

Uno sport divenuto mitico grazie alle imprese eroiche dei suoi protagonisti ridotto alla deriva


Che ne sarà del ciclismo, preda di quella che ha tutta l'aria di essere una lunga, ma inesorabile agonia? Riuscirà mai a risollevarsi, a sconfiggere quella, che in maniera sempre più palese, pare proprio una epidemia incurabile?. Da Armstrong in avanti nulla è più certo. Solo sospetti, dubbi e confessioni di avere fatto uso di sostanze dopanti. Dai vincitori delle grandi corse a tappe a quelli che hanno trionfato nelle grandi classiche di un giorno, tutti inevitabilmente hanno suscitato e suscitano perplessità; saranno stati veramente i più forti o solamente i più furbi, i più subdoli? Nessun ordine di arrivo pare più affidabile, credibile.
Ma così si uccide uno sport tra i più belli e affascinanti, che tanti miti e leggende ha creato, che tante eroiche imprese ha mostrato.
Come è possibile ridurre in questo stato uno sport pieno di fatica e fascino? Purtroppo si sta rivelando possibilissimo, da quando è stato affidato a dirigenti dissennati e amorali, interessati solo al business economico, a portarlo ovunque nel mondo per ricavarne sempre maggiori profitti, anche là dove una bicicletta da corsa non l'hanno mai vista. Quello che solo conta è realizzare sempre maggiori introiti di denaro.
Coloro che sono demandati a dirigerlo non solo non combattono lo straripante uso di sostanze proibite, bensì fingono di non sapere o addirittura coprono e proteggono chi bara. Si pizzica qualcuno, una volta tanto, per dare l'impressione che si controlla e tutto rimane inalterato. L'importante è che lo spettacolo continui e divenga sempre più business economico, spettacolo profumatamente pagato da sponsor e mezzi di comunicazione.
Partendo da questo presupposto perfino il calendario annuale del ciclismo viene stravolto. Grandi classiche di un giorno, corse mitiche, che hanno fatto epoca, scompaiono o si accavallano con altre di nuova istituzione in continenti quali l'Asia e l'Africa, che hanno solo il merito di gonfiare gli introiti dell'UCI. Che delusione, che squallore! Il potere del denaro è immenso e inarrestabile, contamina e dissacra tutto, alla faccia dell'onestà, delle lealtà, del rispetto degli avversari nonchè dell'etica e della morale.

Articolo scritto da :Mario Vavassori

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