Sipario sulla Corsa Rosa a Brescia: Mark Cavendish vince la ventunesima e ultima tappa per il pokerissimo in volata davanti a Modolo, Viviani e Giacomo Nizzolo. E la Leonessa omaggia Vincenzo Nibali, il re del Giro d'Italia 2013
Scritto da Fabio DISINGRINI (Twitter: @FabioDisingrini)
In certi sport avremmo parlato di no-contest o knock-out
tecnico, in altri di Regola Mercy o manifesta superiorità, ma il
ciclismo ossequia diverse trame narrative, modula tempi sinusoidali,
insegna l’arte dell’attesa, depositario di fatiche e imprese, rovine e
risalite: ecco perché la maglia rosa di Vincenzo Nibali, nonostante i
connotati assoluti, sfuma i contorni, stratifica i racconti, un’emozione
per volta, senza ebbrezze. Più pragmatici di noi invece, si sa, gli
inglesi e quindi che dire di Mark Cavendish, The Fastest Man On Two Wheels:
pokerissimo, cinque su cinque in volata, quindicesima vittoria al Giro
dal 2008, 102 in carriera. Aveva promesso di portare la maglia rossa
fino a Brescia, l’ha vestita per quindici giorni, l’ha persa ieri
arrivando mezz’ora dopo Nibali, sfiancato e coperto di neve, sulle Tre
Cime di Lavaredo. E se l’è ripresa oggi sbriciolando ancora una volta le
speranze dei velocisti italiani in volata: secondo Sacha Modolo, terzo
Elia Viviani, quarto Giacomo Nizzolo. Sipario: l’Astana alza i pugni,
Nibali distende un lungo bellissimo sorriso, Carlos Betancur gongola in
maglia bianca, Stefano Pirazzi in azzurra. E’ l’incanto del Giro: bravi
tutti.
IL POTERE E LA GLORIA: BRESCIA INCORONA NIBALI - Inglesi
pratici, italiani più romantici: dalle incertezze della vigilia agli
attacchi verso Pescara, dalla leadership dopo la crono di Saltara - nel
giorno che avrebbe dovuto coronare Sir Bradley Wiggins - ai sedici
bellissimi giorni in rosa, dalla gentile concessione a Mauro
Santambrogio sullo Jafferau all’ipoteca di Polsa, dal capolavoro di ieri
alla festa di oggi, sul palcoscenico della Leonessa per il trofeo Senza
Fine, come senza fine saranno le nostre attese aspettando il Tour de
France, non sappiamo quale delle prossime edizioni, per consegnarlo alla
storia. Perché sulle Dolomiti Vincenzo Nibali ha fatto il Merckx e
domani, ci auspichiamo, alla Grande Boucle emulerà Felice
Gimondi. Sì, perché che Vincenzo Nibali avesse le stimmate del
fuoriclasse l’avevamo compreso tre anni fa quando un last-minute lo
chiamò al Giro 2010 per sostituire Pellizotti, vestì la maglia rosa per
tre giorni e vinse la tappa di Asolo chiudendo al terzo posto nel
rispetto delle gerarchie Liquigas per il suo capitano Ivan Basso. Con
una caduta a Montalcino che senza, chissà… Lo stesso anno del primo
trionfo alla Vuelta a España prima di due stagioni che i detrattori
tacciano del ridimensionamento, se così si possono chiamare un secondo
posto al Giro 2011, il terzo al Tour 2012, due podi alla Milano-Sanremo e
alla Liegi-Bastogne-Liegi, una Tirreno-Adriatico. Vincenzo non è poi
così cambiato, come molti dicono, e la sua condotta in maglia rosa ne è
la prova perché quando nasci attaccante non puoi più nasconderti, né
prima né dopo la leadership, e perché è più bello vincere sgretolando le
resistenze degli avversari, tappa dopo tappa, invece di “limitarsi” a
difendere il simbolo del primato: nascono così il successo di Polsa, la
seconda cronoscalata dopo la Belluno-Nevegal 2011, e l’epica delle Tre
Cime di Lavaredo. Vincenzo è maturato, questo sì, e sboccia dalla
pienezza di un campione l’omaggio a Santambrogio sul primo traguardo
alpino, ma con la stessa liberalità che già tre anni fa offerse a
Mosquera la Bola del Mundo. All’inizio del sogno…

ULTIMA TAPPA: LA PARATA DELLE STORIE PIÚ BELLE - Ventunesima e
ultima tappa di 206 chilometri, anziché i 197 nel disegno iniziale per
motivi logistici e relativi alle elezioni amministrative nella provincia
di Vicenza, da Riese Pio X, alle pendici del Monte Grappa, a Brescia
per l’ultimo traguardo del Giro d'Italia nella Leonessa dove hanno vinto
Cipollini, Bettini e l’ultima volta Andre Greipel (2010). Era dal 2007,
quando a Milano vinse Alessandro Petacchi, che la Corsa Rosa non si
concludeva con una frazione in linea: una lunga parata attraverso
Vicenza e Verona con Traguardo Volante a Sirmione e un circuito finale
di 7 giri da 4,2 chilometri lungo i viali cittadini con un rettilineo
finale di cinquecento metri. Il sole a Napoli, tre settimane fa per la
migliore ouverture, e il sole oggi a Brescia per la sera del dì di
festa: prima e dopo venti giorni di meteo tenebra, pioggia, freddo,
neve, gpm cancellati (Sestriere, Gavia, Stelvio, Giau…),
“neutralizzazioni” e tappe annullate. I ritiri del detentore, Ryder
Hesjedal, e del grande favorito Bradley Wiggins, la scure del doping
(sul recidivo Danilo Di Luca) che come sempre scrive la pagina più
brutta del ciclismo. Le più belle invece sono quelle di Luca Paolini che
debutta al Giro a 36 anni con successo di tappa e maglia rosa per
quattro giorni, di Giovanni Visconti che risorge dopo un anno terribile
prendendosi il Galibier e bissando a Vicenza, di Alessandro Proni che
pedala per oltre tremila chilometri dopo la donazione del midollo osseo
per salvare la vita alla sorella malata di leucemia, di Stefano Garzelli
che sulla soglia dei quaranta completa il suo quattordicesimo e ultimo
Giro d'Italia: l'ha vinto nel 2000 e oggi il gruppo l’ha omaggiato
tributandogli l’ingresso a Brescia.

CAVENDISH DAI CAMPI ELISI ALLA LEONESSA - La corsa si è fatta a
Brescia negli ultimi 30 chilometri oltre i 47 km/h di media dopo le
solite medie da brindisi per le prime quattro ore di corsa. Cavendish
pasticcia sui passaggi in Via Fratelli Ugoni sprintando per la maglia
rossa (indossata comunque per procura) senza sapere quale sia il giro
buono per il secondo Traguardo Volante (bottino pieno di 16 punti con il
primo a Sirmione), le altre maglie si defilano e la Cannondale prova a
buttare il mannese giù dal treno. C’è anche Trentin che anticipa tutti
tirando la volata a Sacha Modolo, ma mai pronostico fu più scontato.
Napoli, Margherita di Savoia, Treviso, Cherasco, Brescia: Cannonball suona
la quinta e Piazza della Loggia è il palcoscenico suo e soprattutto di
Vincenzo Nibali. Rigoberto Uran è felicissimo per il secondo posto, per
la tappa di Montasio (primo arrivo in salita) e per la Sky che sale in
pedana come migliore squadra per la logica dei punti, Cadel Evans per il
podio del cigno. Carlos Betancur è invece il miglior giovane del Giro:
tre secondi posti e un terzo, quarto sulle Cime di Lavaredo per la
maglia bianca dichiarata alla vigilia e una quinta voce della generale
(dietro a Michele Scarponi) che gli faciliterà la scelta su cosa fare da
grande, ovvero l’uomo classifica. Stefano Pirazzi è la maglia azzurra e
non ditegli che non se l’è meritata perché anche dentro la sua ci sono
neve e sudore: quanta strada nei loro sandali, quanta ne avrà fatta Bartali…
ORDINE D'ARRIVO ULTIMA TAPPA:
| 1 | Mark Cavendish (IMN) | 5:30:09 | ||
| 2 | Sacha Modolo (ITA) | 5:30:09 | ||
| 3 | Elia Viviani (ITA) | 5:30:09 | ||
| 4 | Giacomo Nizzolo (ITA) | 5:30:09 | ||
| 5 | Luka Mezgec (SLO) | 5:30:09 | ||
| 6 | Roberto Ferrari (ITA) | 5:30:09 | ||
| 7 | Kenny Dehaes (BEL) | 5:30:09 | ||
| 8 | Manuel Belletti (ITA) | 5:30:09 | ||
| 9 | Giovanni Visconti (ITA) | 5:30:09 | ||
| 10 | Luca Paolini (ITA) | 5:30:09 |

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