domenica 26 maggio 2013

Giro d'Italia - La quinta di Cavendish, la festa per Nibali

Sipario sulla Corsa Rosa a Brescia: Mark Cavendish vince la ventunesima e ultima tappa per il pokerissimo in volata davanti a Modolo, Viviani e Giacomo Nizzolo. E la Leonessa omaggia Vincenzo Nibali, il re del Giro d'Italia 2013



In certi sport avremmo parlato di no-contest o knock-out tecnico, in altri di Regola Mercy o manifesta superiorità, ma il ciclismo ossequia diverse trame narrative, modula tempi sinusoidali, insegna l’arte dell’attesa, depositario di fatiche e imprese, rovine e risalite: ecco perché la maglia rosa di Vincenzo Nibali, nonostante i connotati assoluti, sfuma i contorni, stratifica i racconti, un’emozione per volta, senza ebbrezze. Più pragmatici di noi invece, si sa, gli inglesi e quindi che dire di Mark Cavendish, The Fastest Man On Two Wheels: pokerissimo, cinque su cinque in volata, quindicesima vittoria al Giro dal 2008, 102 in carriera. Aveva promesso di portare la maglia rossa fino a Brescia, l’ha vestita per quindici giorni, l’ha persa ieri arrivando mezz’ora dopo Nibali, sfiancato e coperto di neve, sulle Tre Cime di Lavaredo. E se l’è ripresa oggi sbriciolando ancora una volta le speranze dei velocisti italiani in volata: secondo Sacha Modolo, terzo Elia Viviani, quarto Giacomo Nizzolo. Sipario: l’Astana alza i pugni, Nibali distende un lungo bellissimo sorriso, Carlos Betancur gongola in maglia bianca, Stefano Pirazzi in azzurra. E’ l’incanto del Giro: bravi tutti.
IL POTERE E LA GLORIA: BRESCIA INCORONA NIBALI - Inglesi pratici, italiani più romantici: dalle incertezze della vigilia agli attacchi verso Pescara, dalla leadership dopo la crono di Saltara - nel giorno che avrebbe dovuto coronare Sir Bradley Wiggins - ai sedici bellissimi giorni in rosa, dalla gentile concessione a Mauro Santambrogio sullo Jafferau all’ipoteca di Polsa, dal capolavoro di ieri alla festa di oggi, sul palcoscenico della Leonessa per il trofeo Senza Fine, come senza fine saranno le nostre attese aspettando il Tour de France, non sappiamo quale delle prossime edizioni, per consegnarlo alla storia. Perché sulle Dolomiti Vincenzo Nibali ha fatto il Merckx e domani, ci auspichiamo, alla Grande Boucle emulerà Felice Gimondi. Sì, perché che Vincenzo Nibali avesse le stimmate del fuoriclasse l’avevamo compreso tre anni fa quando un last-minute lo chiamò al Giro 2010 per sostituire Pellizotti, vestì la maglia rosa per tre giorni e vinse la tappa di Asolo chiudendo al terzo posto nel rispetto delle gerarchie Liquigas per il suo capitano Ivan Basso. Con una caduta a Montalcino che senza, chissà… Lo stesso anno del primo trionfo alla Vuelta a España prima di due stagioni che i detrattori tacciano del ridimensionamento, se così si possono chiamare un secondo posto al Giro 2011, il terzo al Tour 2012, due podi alla Milano-Sanremo e alla Liegi-Bastogne-Liegi, una Tirreno-Adriatico. Vincenzo non è poi così cambiato, come molti dicono, e la sua condotta in maglia rosa ne è la prova perché quando nasci attaccante non puoi più nasconderti, né prima né dopo la leadership, e perché è più bello vincere sgretolando le resistenze degli avversari, tappa dopo tappa, invece di “limitarsi” a difendere il simbolo del primato: nascono così il successo di Polsa, la seconda cronoscalata dopo la Belluno-Nevegal 2011, e l’epica delle Tre Cime di Lavaredo. Vincenzo è maturato, questo sì, e sboccia dalla pienezza di un campione l’omaggio a Santambrogio sul primo traguardo alpino, ma con la stessa liberalità che già tre anni fa offerse a Mosquera la Bola del Mundo. All’inizio del sogno…



ULTIMA TAPPA: LA PARATA DELLE STORIE PIÚ BELLE - Ventunesima e ultima tappa di 206 chilometri, anziché i 197 nel disegno iniziale per motivi logistici e relativi alle elezioni amministrative nella provincia di Vicenza, da Riese Pio X, alle pendici del Monte Grappa, a Brescia per l’ultimo traguardo del Giro d'Italia nella Leonessa dove hanno vinto Cipollini, Bettini e l’ultima volta Andre Greipel (2010). Era dal 2007, quando a Milano vinse Alessandro Petacchi, che la Corsa Rosa non si concludeva con una frazione in linea: una lunga parata attraverso Vicenza e Verona con Traguardo Volante a Sirmione e un circuito finale di 7 giri da 4,2 chilometri lungo i viali cittadini con un rettilineo finale di cinquecento metri. Il sole a Napoli, tre settimane fa per la migliore ouverture, e il sole oggi a Brescia per la sera del dì di festa: prima e dopo venti giorni di meteo tenebra, pioggia, freddo, neve, gpm cancellati (Sestriere, Gavia, Stelvio, Giau…), “neutralizzazioni” e tappe annullate. I ritiri del detentore, Ryder Hesjedal, e del grande favorito Bradley Wiggins, la scure del doping (sul recidivo Danilo Di Luca) che come sempre scrive la pagina più brutta del ciclismo. Le più belle invece sono quelle di Luca Paolini che debutta al Giro a 36 anni con successo di tappa e maglia rosa per quattro giorni, di Giovanni Visconti che risorge dopo un anno terribile prendendosi il Galibier e bissando a Vicenza, di Alessandro Proni che pedala per oltre tremila chilometri dopo la donazione del midollo osseo per salvare la vita alla sorella malata di leucemia, di Stefano Garzelli che sulla soglia dei quaranta completa il suo quattordicesimo e ultimo Giro d'Italia: l'ha vinto nel 2000 e oggi il gruppo l’ha omaggiato tributandogli l’ingresso a Brescia.


CAVENDISH DAI CAMPI ELISI ALLA LEONESSA - La corsa si è fatta a Brescia negli ultimi 30 chilometri oltre i 47 km/h di media dopo le solite medie da brindisi per le prime quattro ore di corsa. Cavendish pasticcia sui passaggi in Via Fratelli Ugoni sprintando per la maglia rossa (indossata comunque per procura) senza sapere quale sia il giro buono per il secondo Traguardo Volante (bottino pieno di 16 punti con il primo a Sirmione), le altre maglie si defilano e la Cannondale prova a buttare il mannese giù dal treno. C’è anche Trentin che anticipa tutti tirando la volata a Sacha Modolo, ma mai pronostico fu più scontato. Napoli, Margherita di Savoia, Treviso, Cherasco, Brescia: Cannonball suona la quinta e Piazza della Loggia è il palcoscenico suo e soprattutto di Vincenzo Nibali. Rigoberto Uran è felicissimo per il secondo posto, per la tappa di Montasio (primo arrivo in salita) e per la Sky che sale in pedana come migliore squadra per la logica dei punti, Cadel Evans per il podio del cigno. Carlos Betancur è invece il miglior giovane del Giro: tre secondi posti e un terzo, quarto sulle Cime di Lavaredo per la maglia bianca dichiarata alla vigilia e una quinta voce della generale (dietro a Michele Scarponi) che gli faciliterà la scelta su cosa fare da grande, ovvero l’uomo classifica. Stefano Pirazzi è la maglia azzurra e non ditegli che non se l’è meritata perché anche dentro la sua ci sono neve e sudore: quanta strada nei loro sandali, quanta ne avrà fatta Bartali

ORDINE  D'ARRIVO ULTIMA TAPPA:

1Mark Cavendish  (IMN)   5:30:09   
2Sacha Modolo  (ITA)   5:30:09   
3Elia Viviani  (ITA)   5:30:09   
4Giacomo Nizzolo  (ITA)   5:30:09   
5Luka Mezgec  (SLO)   5:30:09   
6Roberto Ferrari  (ITA)   5:30:09   
7Kenny Dehaes  (BEL)   5:30:09   
8Manuel Belletti  (ITA)   5:30:09   
9Giovanni Visconti  (ITA)   5:30:09   
10Luca Paolini  (ITA)   5:30:09 

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